Il primo bacio della storia dell’arte

Cappella degli Scrovegni – Padova

L’amore…è l’amore tra due sposi che Giotto rende immortale con il suo pennello.

Siamo agli inizi del 1300 e a Padova, nella Cappella degli Scrovegni, viene raffigurata quasi cinematograficamente la vita della Beata Vergine Maria, madre di Gesù.

I protagonisti di quello che è stato definito “il primo bacio della storia dell’arte” sono i genitori di Maria : Anna e Gioacchino.

I due, ormai anziani, non hanno avuto la grazia di avere figli e questo per gli ebrei era considerata una vera maledizione.

Dopo che il rabbino ha per questo motivo cacciato via il povero Gioacchino dal Tempio, quest’ultimo per la vergogna non torna a casa dalla moglie ma fugge in montagna dove si nasconderà per cinque lunghi mesi durante i quali la povera Anna penserà di essere rimasta vedova. Sola e con la “colpa” della sterilità si può solo immaginare la tristezza, l’angoscia e la speranza con cui pregava il suo Dio il quale però non abbandona mai chi confida in Lui e manda a entrambi un Angelo per annunciare la nascita miracolosa di un figlio nonostante l’età avanzata.

Il dolcissimo momento del bacio immortala proprio il momento in cui Gioacchino torna a casa. Anna impazzita dalla felicità corre incontro al suo sposo e gli getta le braccia al collo.

L’anzianità dei personaggi non viene dimenticata da Giotto che anzi la sottolinea raffigurandoli con i volti solcati da rughe e un colorito scuro.

È un momento di così profonda gioia che i due anziani si lasciano andare ad un bacio sulla bocca, che sembra anche durare a lungo! I due innamorati si avvolgono in un unico abbraccio che unisce anche le loro aureole. 

Gli occhi si fissano, le labbra si toccano, i visi sembrano compenetrare l’uno nell’altro. Le dita di Anna premono sulla nuca del suo sposo mentre l’altra mano gli accarezza teneramente il viso, Gioacchino ricambia poggiandosi saldamente sulla spalla della donna.

Nove mesi dopo quel bacio… nacque Maria❤️

L’incontro alla Porta aurea di Gerusalemme

(Liberamente tratto da ZioKos, dopo essersi riempito anima e occhi di bellezza nella Cappella degli Scrovegni, da un articolo di Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura )

Numeri vincenti

Questa storia ha dell’incredibile.

Se non me l’avesse raccontata Roberta

(nome di fantasia) molto probabilmente non ci avrei creduto.

Qualche giorno fa durante una pausa caffè con dei colleghi c’era anche lei, la segretaria amministrativa.

Tutti con la tazzina in mano a sparare minchiate (naturalmente io capobastone) e lei invece con un viso tirato e le mani tremanti che quasi quasi non riusciva nemmeno a girare il caffè con il cucchiaino.

A forza di insistere ci racconta la sua (dis)avventura…

A inizio dicembre era stata alla Fiera dell’Artigianato che si svolge a Milano, un giro d’affari notevole con 3000 artigiani da 100 paesi del mondo e un milione di visitatori tra cui appunto la nostra Roberta.

Girando tra gli stand a un certo punto si ferma davanti a quello di Napoli e viene attirata da un cestino contenente dei sacchetti. In ogni sacchetto ci sono tre numeri da giocare al Lotto.

Costano un solo euro e lei commossa dalla generosità tutta napoletana (potrebbero giocarli loro i numeri vincenti, invece praticamente li regalano) ne acquista uno e lo mette in borsetta dimenticandosene però quasi subito.

A distanza di un paio di settimane, prima di Natale, entra casualmente in una tabaccheria e vedendo che c’è gente che gioca al Lotto si ricorda dei numeri fortunati che ha ancora nella borsetta.

Non gioca mai al Lotto ma per scaramanzia decide di “investire” dieci euro giocando i tre numeri fortunati, un terno su una sola ruota.

A questo punto del racconto Roberta si ferma e ci chiede : “ma voi su che ruota li avreste giocati?”

Tutti rispondiamo logicamente:

“Napoli”

E lei:”io invece, non so perché, li ho giocati sulla ruota di Milano”.

Poi ci fa vedere i suoi tre numeri e la schermata dell’estrazione del Lotto.

Incredibilmente erano usciti proprio i suoi tre numeri, un terno secco da oltre

40000 euro.

Peccato che fossero usciti sulla ruota di

Napoli.

Lei invece li aveva giocati su quella di

Milano.

La notte non era riuscita a dormire.

Inutile dire che di quei soldi ne avrebbe avuto un gran bisogno.

Abbiamo cercato di consolarla ma inutilmente, le resterà l’amarezza di aver avuto una possibilità unica di sistemare i suoi problemi finanziari e di averla sprecata.

Non è incredibile?

Amore & puzzette

Artigianato di strada (Foto personale)

Qualcuno uno volta disse

che la vera intimità di coppia

si raggiunge

quando una innocente puzzetta

non diventa più

occasione di imbarazzo

quanto di ilarità.

Il cielo è rosso

«Andiamo, andiamo», disse l’uomo affannosamente.

Ma la donna guardava e non poteva muoversi. Proprio sentiva che le gambe non potevano muoversi. In tutto il cielo cresceva la luce e il rumore dei motori.

« Muoviti», gridò l’uomo scuotendola, e l’afferrò per un braccio e la trascinò fuori verso le scale.

La gabbia dell’ascensore era vuota e inutile.

Cominciarono a scendere…

…La donna camminava a stento e l’uomo stava al suo fianco sorreggendola. E intanto i rumori al di fuori diventavano più forti. Centinaia di motori erano nel cielo della città. Poi si aggiunsero i rumori delle bombe, come qualcosa che succhiasse l’aria orribilmente.

La donna capì subito che erano bombe, benchè non avesse mai udito prima un rumore simile. Sembrava proprio sopra la testa e diventava sempre più orribile.

Sentì un primo colpo di vento sul viso, e dei vetri che si rompevano, e poi lo scoppio delle bombe coprì ogni altro rumore. La casa si scosse e i gradini ondeggiarono sotto i piedi. Essa si fermò appoggiandosi al muro con la schiena e le braccia distese. Guardava l’uomo, come implorando con gli occhi dilatati, e la bocca aperta che pareva urlasse.

L’uomo gridò qualcosa che si perse nel fragore, e scosse la donna e la percosse. Lei aderiva al muro con tutte le sue forze, e sempre lo guardava implorando.

L’uomo fece per sollevarla, ma non poté, perché ormai la casa traballava sotto di lui. Allora anch’egli si appoggiò con la schiena al muro e attirò la donna nelle sue braccia.

Essa perse ad un tratto la sua rigidezza, e gli si abbandonò ansando, con gli occhi chiusi.

Ecco, così andava bene, non avrebbe sentito più nulla.

Egli la strinse forte, quasi cercando di proteggerla, ed era sereno, perché non l’aveva mai amata tanto, in tutta la sua vita.

L’ultima cosa di cui si accorse fu un vento caldo che veniva dal basso e li sollevava contro il muro, e il muro dietro le sue spalle cedeva, cedeva, e non li sosteneva più.

(Tratto da “Il cielo è rosso” di Giuseppe Berto)

La scienzah

Ed eccoci qua, “IL SISTEMA” ha finalmente deciso che è arrivato il momento disconoscere e sfanculare uno dei sacri testi su cui ha costruito anni di terrorismo climatico.

E chi mandano in avanscoperta? Un giornalista con ancora mezzo punto di credibilità, che porta bretelle la cui produzione ha un impatto ambientale maggiore del disboscamento dell’Amazzonia, così giusto per dare una parvenza di serietà all’operazione di “revisionismo scientifico dell’ultima ora”.

Per anni lo studio di Nature era intoccabile, scolpito nelle tavole della legge, era la pietra angolare su cui si giustificano le porcherie green, guai solo a chiedere verifiche.

Adesso, improvvisamente, scoprono che era basato su dati falsi.

Ma dai?! Davvero?!?

Che sorprendente coincidenza proprio quando serve smettere di parlare di green e iniziare a parlare di riarmo come unica cura miracolosa per le industrie europee, soprattutto quelle tedesche ormai al collasso.

Il copione è lo stesso di sempre:

Prima ti convincono che senza politiche green estreme moriremo tutti entro martedì prossimo.

Poi, quando servono fabbriche che producono carri armati e munizioni invece che pannelli solari, puff! lo studio che giustificava tutto si rivela un “errore”.

Ma certo, ci crediamo.

La verità è che lo studio di Nature era perfetto quando doveva dirigere l’economia verso restrizioni assurde e costosissime in nome dell’Apocalisse imminente. Adesso che il nuovo idolo è la produzione bellica, va demolito in fretta e furia.

È affascinante vedere come la “scienza” cambi idea esattamente quando cambia l’agenda politica.

Un vero miracolo della termodinamica… o della propaganda?

Il Maresciallo

Neve

Foto creata con Intelligenza Manuale (il mio dito sul cellulare)

Per qualche tempo

ancora proverò meraviglia

del mondo,

dei bambini,

della neve,

ma come una strada

è aperto il mio sorriso,

non docile, non servo…

Osip Ėmil’evič Mandel’štam

( Per qualche tempo ancora proverò meraviglia )

Foto personale sempre con MI

Trucchi utili

Immagine generata da NI (Intelligenza Naturale)

-“Ti insegno un trucco”

-“Vai”

-“Se ti suonano alla porta mettiti subito il cappotto”

-“?”

-“Così se ti fa piacere vederli sei appena arrivato, altrimenti stai uscendo😉”

-“Sei un genio!”